lunedì 28 dicembre 2015

parola per parola

Quest'anno ad alcuni amici ho regalato parole. Ad alcuni parole rilegate, ad altre parole battute a macchina. E non erano parole mie.
Erano parole che ho letto per la prima volta sul muro di una casa di via Capitano di Bartolo, a Ustica. Poi sono andata a cercarmi il resto e l'ho fatto mio, trasformandolo in questo:



Solo grazie all'ispirazione improvvisa di questo dono per i miei amici ho trovato il resto qui. E ho trovato che le parole di Buttitta erano dedicate a Carlo Levi.
Qualche cerchio si chiude, qualcun altro si apre. È così la storia, che a volte a le sue stagioni e altre volte invece no.







Lu tempu e la storia (Ignazio Buttitta - La peddi nova)
A Carlo Levi
Quantu strata,
quantu lacrimi
e quantu sangu ancora, cumpagnu.

La storia zappa a cintimitru
e l’omini hannu li pedi di chiummu.

Nun parra l’amarizza
chi mi cummogghia lu cori stanotti,
né le scuru supra li muntagni,
ma lu silenziu
di seculi luntani.

È la puisia
chi tocca lu pusu di la storia:
la vuci risuscitata di Maiakovski,
lu chiantu di Hiroshima,
lu lamentu di García Lorca
fucilatu a lu muru.

Quannu ti pari c’arrivi,
sì a l’accuminzagghia, cumpagnu;
nun t’avviliri di chissu,
seguita a svacantari
puzzi di duluri,
àvutri vrazza
doppu di tia e di mia virrannu.

A l’ingiustizia c’ammunzedda negghi
e 'nverni friddi
supra li carni di la terra,
ciusciacci lu focu di lu to amuri.

Nun ti stancari di scippari spini,
di siminari a l’acqua e a lu ventu;
la storia nun meti a giugno,
nun vinnigna a ottuviru,
havi na sula staciuni:
lu tempu.

Nun t’avviliri, cumpagnu,
si nun ti sacciu diri
quannu lu suli
finisci di siccari
li chiai di la terra.


Il tempo e la storia

Quanta strada, / quante lacrime / e quanto sangue ancora, compagno.
La storia zappa a centimetri / e gli uomini hanno i piedi di piombo.
Non parla l’amarezza / che mi copre il cuore stanotte, / né l’oscurità sulle montagne, / ma il silenzio / dei secoli lontani.
È la poesia / che tocca il polso della storia: / la voce resuscitata di Maiakovski, / il pianto di Hiroshima, / il lamento de García Lorca / fucilato al muro.
Quando ti sembra di arrivare, / sei all’inizio, compagno; / non ti avvilire per questo, / seguita a svuotare / pozzi di dolore, / altre braccia / dopo di te e di me verranno.
Sull’ingiustizia che ammucchia nuvoli / e inverni freddi / sopra le carni della terra, / soffia il fuoco del tuo amore.
Non ti stancare di strappare spine, / di seminare all’acqua e al vento; / la storia non miete a giugno, / non vendemmia a ottobre, / ha una sola stagione: / il tempo.
Non ti avvilire, compagno, / se non ti so dire / quando il sole / finirà di seccare / le piaghe della terra.



sabato 7 novembre 2015

piccola storia di una presentazione che è la storia di un incontro, anzi di tanti incontri!

Finalmente il mio libretto si è presentato!!!!

Uscito quest'estate, nato per caso, arrivato tra le mie mani quando ero a Matera, in extremis, il piccolo avanzaancora , nato grazie a Giorgio D'Amato e a tutto il collettivo di AperturaAStrappo si è presentato al pubblico :)

Si è presentato per modo di dire, perché ha avuto per madrine due persone eccezionali: innanzitutto Alli Traina, giornalista, scrittrice, ma soprattutto persona curioserrima (come direbbe Alice) di tutto ciò che è umano e che ci rende umani. E Valentina Balsamo, che mi sta incoraggiando a vincere la mia naturale ritrosia e a mostrare agli altri le cose che imparo, specialmente dopo essere rimasta folgorata anche lei dal caviardage quest'estate a Matera.

Dunque, dal mese di agosto cercavamo il luogo giusto, che alla fine è stato quello che non avevamo cercato ma che ci ha trovato: la Biblioteca Comunale dei Bambini e dei Ragazzi di Cortile Scalilla . Questa potrebbe apparire una cosa normale, ma vi posso assicurare che per me è stata una scoperta, e questo non deve stupire, perché - udite udite - nonostante sia aperta da ben 5 anni, questa biblioteca è priva di insegna all'esterno ed è collocata in un vicoletto sconosciuto al 99% dei palermitani...

Insomma, siccome la vocazione del caviardage è quella di "cercare la poesia nascosta"... questa presentazione è stata l'occasione per far incontrare tanta gente con il caviardage e con una delle "pepite" nascoste tra i vicoli della mia città.

Nonostante il tempo incerto e le indicazioni più da caccia al tesoro che da presentazione di libro, i tanti partecipanti a questo nostro incontro con la poesia visiva hanno sperimentato, sotto la guida mia e di Valentina, con le parole dell'invito che era stato dato loro. Quasi tutti si sono cimentati, con soddisfazione, e alcuni hanno voluto condividere ad alta voce ciò che hanno trovato.

Grazie a Valentina Balsamo per le foto!!!





 Se volete cimentarvi anche voi, ecco il testo da cui siamo partiti...

Siccome l'incontro ci è piaciuto assai e ormai la strada per la Biblioteca di Cortile Scalilla la sappiamo, venerdì 11 dicembre dalle 16.30 alle 18.00 faremo il primo di una serie di laboratori per bambini e ragazzi con il Metodo Caviardage. Il primo incontro sarà su Alice e avrà come titolo Meravigliati! - per maggiori informazioni, scrivere a: edizioni.partigianeATgmail.com

martedì 27 ottobre 2015

motivi

Palermo Pattern
laboratorio condotto da Marta Iorio e Carmela Dachille

C'è una botteguccia nel cuore della vecchia Palermo, vicino la Basilica di San Francesco, che sembra uscita fuori da un libro di fantasia. Si chiama Edizioni Precarie oppure Carmela, a seconda del momento. E vi accadono cose belle.
Lo scorso fine settimana, ad esempio, Marta Iorio ci ha accompagnato alla ricerca dei pattern nel mercato di Ballarò. (Toh, e giustappunto mi sono imbattuta in questo link sugli appunti di Paul Klee...)
Mi sono forzata a non fare foto al mercato, ma alla fine ne sono stata contenta. Ieri pomeriggio dalle suggestioni del mercato (o del suk, che sarebbe più preciso) ne è venuto fuori questo.


e per una volta ho finito e messo in cornice anche le mie visioni su Ballarò.

BALLARÒ

Si ricongiunge il sacro al profano
dove una volta era una chiesa
pesci formaggio e tanto altro ancora. 

Attratta dalla forma
dei fagioli all'occhio, dell'occhio delle sarde,
della spirale delle spatole
sulla facciata di un tempio, d'un tempo.

(C) Adele Cammarata 25/10/2015


Foto a Ballarò non ne ho fatte, ma in compenso mi sono goduta un pezzetto di Palermo domenicale e abbastanza surreale, tra via Alessandro Paternostro, corso Vittorio e il mercato di roba usata di piazza Marina.

uora uora...

quando il saggio indica la luna...

segnali d'antan

brìndoli

Ninì, nove mesi

forme per la martorana

domenica, 35 novembre

i ferri del mestiere




mercoledì 30 settembre 2015

lunedì 28 settembre 2015

sogno d'amore d'una sirena

lo salutò con lo sguardo
nata libera, fatta d'acqua
questa piccola creatura
si tratteneva
per non prorompere:
quel giovane
era innamorato di lei.

adele2015/146

(ritorna la Sirena, di cui una volta, in modo effimero, ho ricreato il cuore...)

domenica 27 settembre 2015

sul filo

"appunti di didattica onirica" di Marcello Cataliotti


A un funambolo
somiglia il mio amore
sul filo che ci lega
in equilibrio:
a ogni passo lo stesso abisso
- gli occhi chiusi che guardano lontano
verso il paradosso
del perdere e del trovare,
del desiderio di non desiderare
altro
che il tuo bene
che è anche il mio,
senza altra scelta
che non sia l'andare
- per compagni solo l'aria
e il mio respiro
e il filo
e l'abisso -
l'andare senza fine
fino alla fine
senza mai arrivare
senza voler tornare
con la sola tangibile certezza
del filo sotto i piedi
del filo che ci lega
anche se non ti vedo
anche se non mi vedi


(ispirato inconsapevolmente anche da questo articolo di Antonia Chiara Scardicchio, Epistemologia. Misericordia. Coraggio.Calvino, Bateson e il respiro dell'acrobata sul filo)





sabato 22 agosto 2015

meravigliarsi

Dice un famoso verso che
Del poeta è il fin la meraviglia




Secondo me siamo tutti chiamati a meravigliarci e a meravigliare, a stupirci e a stupire. Siamo stupendi e meravigliosi. Tutti. Anche in inglese:



wonder (n.) Look up wonder at Dictionary.com
Old English wundor "marvelous thing, miracle, object of astonishment," from Proto-Germanic *wundran (cognates: Old Saxon wundar, Middle Dutch, Dutch wonder, Old High German wuntar, German wunder, Old Norse undr), of unknown origin. In Middle English it also came to mean the emotionASSOCIATED with such a sight (late 13c.). To be no wonder was in Old English. The original wonder drug (1939) was Sulfanilamide.
wonder (v.) Look up wonder at Dictionary.com
Old English wundrian "be astonished," also "admire; make wonderful, magnify," from the source of wonder (n.). Cognate with Dutch wonderen, Old High German wuntaron, German wundern. Sense of "entertain some doubt or curiosity" is late 13c. Related: Wonderedwondering.

Reflexive use (It wonders me that "I wonder why ...") was common in Middle English and as late as Tindale (1533), and is said to survive in Yorkshire/Lincolnshire. In Pennsylvania German areas it is idiomatic from German das wundert mich.



Ciò che ci meraviglia ci induce a farci vedere cose nuove, o in un modo nuovo. Ci induce a interrogarci

con infinita pazienza
ancora compie meraviglie
il suono della tua voce

(c) Adele Cammarata 2015/127

il pensiero
si meraviglia
di Dio

(c) Adele Cammarata 2015/128

martedì 18 agosto 2015

lunedì 27 luglio 2015

un coup de dés...

Preparando il mio intervento al corso per formatori di caviardage di Matera mi sto imbattendo in cose molto interessanti. Eccone una.



domenica 26 luglio 2015

si diventa ciò che si contempla

“L’ombra di Dio […]
è come quella delle vetrate: è ancora luce.
 Non ci sono dunque dentro di noi angoli oscuri
in cui la luce non possa entrare.”

François Garagnon
Quando si dice che le vie del Signore sono infinite non si esagera per niente.
Tempo fa mi sono imbattuta non so come (seguendo una delle ispirazioni del momento) nel sito di Maria Galie, un'iconografa che lavora in Italia e all'estero e tiene corsi a Roma. Dall'anno scorso tenevo d'occhio i suoi corsi intensivi estivi, ma solo quest'anno mi è stato possibile frequentarne uno.
Sono appena tornata e spero solo che la grazia di questi giorni mi accompagni a lungo.

Ho scoperto intanto che Maria è una persona splendida, oltre ad essere un'insegnante generosa e un'artista vera. Sin dal mio arrivo, mi sono sentita catapultata nel mondo che avevo appena lasciato tra le pagine di un libro appena riletto, Joy e la ricerca della felicità: stessa compagnia variamente assortita, stessa campagna, stesse conversazioni... "Fuori dal mondo", per qualcuno. O forse così vicino al mondo "vero" che tutto il resto è solo rumore di sottofondo.

La nostra compagnia è stata effettivamente bene assortita: oltre a Maria, che è rumena, tre maestre elementari (compresa me), una bambina "saggia" che legge Alice in Wonderland, la sua mamma cuoca-iconografa russa, un sacerdote indiano di nome Joy, una ragazza spagnola che lavora in Lussemburgo, una pimpante mamma-pittrice-imprenditrice catanese e, dietro le quinte, un pazientissimo informatico coordinatore specializzato in risotti (ma prima o poi si cimenterà anche lui).

E siccome "Nulla è impossibile a Dio", in questi giorni, la mia mano ha scritto (è questo il termine corretto) l'icona dell'Arcangelo Gabriele. Ecco qualche passaggio della lavorazione:

la preghiera dell'iconografo, che precede il lavoro di ogni giorno

la stesura del bolo armeno
la stesura della foglia d'oro
al lavoro con il bulino
e faticosamente l'aureola è finita!

sabato 18 luglio 2015

L'ultima foglia (e frammenti di mosaico)

In questi giorni ho provato a riflettere e a raccogliere riflessioni sul tema dell'arte. Una manifestazione umana (e divina) così semplice che definirla è talmente complicato...
Ho provato a fare un collage di quello che è venuto fuori...


La definizione più azzeccata forse è quella che mio fratello (a cui chiederò il copyright!) mi ha dato:

"Su cosa non è è cos'è arte"
(da Cammarata V. «Simposio sardo» p.102 vol I ed. Epoché 2013).
"Se parti dicendo
- oh! Ora faccio una figata!
Questa NON è arte.
Se invece fai, poi guardi l'opera ed esclami a gran voce:
- oh! Che figata!
Questa È arte."

E però è stato bello scoprire come tutti i frammenti convergono verso una forte somiglianza tra Arte e Amore, e come entrambi abbiano a che fare con la comunicazione. Ne facciamo esperienza ogni giorno, in effetti, o almeno possiamo farlo se rimaniamo aperti. L'esperienza artistica, come quella amorosa - quando entrambe sono autentiche - è quella di un attraversamento, di una sorta di corrente di energia che non proviene da te, ma ti attraversa (proprio come l'acqua attraversa il letto di un fiume o un canale) ed esce da te. Questo, che in effetti ha tutta l'aria di essere un fenomeno fisico, forse invisibile, ma sicuramente registrabile attraverso i nostri sensi più intimi, accade in molti modi diversi: un esempio classico è quello degli armonici in musica e che mi sono ritrovata, con altre parole, in un libro che ho letto in questi stessi giorni:

“ […] Ho l’impressione che viviamo avvenimenti alla rinfusa e che abbiamo il compito di dar loro un ordine, una successione logica o una continuità. Dobbiamo gestire gli avvenimenti della nostra vita, ed è così che passiamo dal caso al destino. Ascoltate Mozart. Credete che abbia inventato le note musciali? No, certo, le ha messe in ordine per creare un’armonia. E un’armonia diversa da qualsiasi altra. Al punto che sono sufficienti poche note, poi, per evocare l’universo di Mozart.
La nostra vita è così. Non abbiamo niente da inventare. Noi abbiamo da scoprire, da mettere insieme, da creare un’armonia che renderà unica la nostra vita. In questo senso, creare significa manifestare in modo visibile ciò che esisteva già…” 
François Garagnon, Joy e la ricerca della felicità, Ed.Paoline, p.141

Risuonare, vibrare in armonia con l'universo e quanto è in esso, a partire dagli esseri umani che - anch'essi aperti, possono vibrare insieme a noi.

È incredibile come questo messaggio sia scritto ovunque: non lo vedo solo io, vero? Me lo sono ritrovato (riferito all'Amore) in un biglietto poetico pescato alla serata di letture alla Torre di San Nicolò


E in altre parole ancora, quelle di Claudia Fabris (La cameriera di poesia), che ha interpretato (esperienza memorabile di condivisione) la parola Riuscire:

Parole Sotto Sale
Piccolo Vocabolario Poetico 
di Claudia Fabris

Riuscire

Uscire nuovamente
suggerisce con chiarezza
che per riuscire in un'impresa
è decisamente sconsigliato chiudersi dentro
ma si debba piuttosto uscire

da dove?
come?

Da sé stessi, dai propri limiti
Da ciò che di noi conosciamo
come?
In qualsiasi modo a nostra disposizione



E siccome tutto torna, sempre, costantemente e misteriosamente, oggi pomeriggio ho visto per caso un film di Howard Hawks fatto di episodi tratti dai racconti di O.Henry. Il film si intitola in italiano La giostra umana e il narratore è nientemeno che John Steinbeck. Di O.Henry conoscevo solo il celeberrimo Dono dei Magi, ma vale la pena conoscere anche gli altri racconti. Vi suggerisco di guardare (anche se in inglese) l'episodio tratto dal racconto "L'ultima foglia" ("The Last Leaf"): qui l'arte e la vita si intrecciano in modo indissolubile... fino all'ultimo respiro. (Qui trovate il racconto in inglese e qui in italiano)



E se il comune denominatore fosse proprio la PASSIONE?

venerdì 3 luglio 2015

...tra le pagine chiare e le pagine scure...

E qualcosa rimane / tra le pagine chiare e le pagine scure...
Francesco De Gregori, Rimmel
Quello che sto per raccontarvi è un vero atto da (p)artigiano della bellezza.
I miei frequentano negozi di libri usati. Ce ne sono sempre di più e a dir la verità il reparto dei libri è solo una piccola parte: la maggior parte degli oggetti proviene da case svuotate più o meno tristemente, soprattutto a causa di trasferimento dell'occupante nell'aldilà.
Tra questi libri, ieri, mia madre ha notato un nome e mi ha avvertito. Così stamattina sono andata a vedere. Conoscevo A.M.A. perché molto amica della mia prof di francese dell'Università (e questa sarebbe una lunga storia...) e sebbene non la conoscessi benissimo, l'emozione provata davanti a queste pagine mi ha sorpreso. Per me il suo nome corrispondeva a quello di una donna anziana, certamente un'artista (e sicuramente una (p)artigiana anche lei). Ma quando ho aperto questo volume del (per me) sconosciuto Federico De Maria mi sono vista davanti una giovane "studentessa in legge", in un pomeriggio di inizio primavera, con gli occhi pieni di speranza e il cuore pieno di sogni.








Mi era già successo di trovare (e fantasticare) su libri sottolineati, sulle dediche, sugli oggetti rimasti tra le pagine di libri di seconda mano, cercando di ricostruire le storie delle persone che li hanno posseduti, letti, scelti, amati, studiati... In particolare mi appassionano le dediche, nelle quali si nascondono e si rivelano legami forti o a volte anche solo formali, delle vere e proprie storie dentro la storia.
Ma se conosci la persona che possedeva il libro, le cose cambiano. Lei non c'è più, ma qualcosa di lei rimane tra queste pagine, senza morire almeno fin quando non si consumeranno.

Un po' quello che è successo ai libri dei miei nonni: destinati a rimanere chiusi, pena il loro disfacimento totale, forse inconsapevolmente il mio riusare le loro pagine è un modo per generare cose nuove, dare loro nuova vita.

E mi chiedo cosa succederà ai miei di libri: spero di essere abbastanza saggia da regalarli a coloro che amo o  a chi ne farà buon uso prima che altri debbano decidere per me. E i libri che ho regalato? Perché io so regalare solo libri, letteralmente, e avrò scritto centinaia di dediche nella mia vita... tracce di legami che toccherà a qualcun altro ricostruire...

Tra gli altri libri (questa volta non di A.M.A.) che ho trovato, mi sono incantata a ricordare l'emozione provata leggendo la prima volta, a quattordici anni, la poesia di Montale "La casa dei doganieri" (in un'antologia scolastica). L'ho ritrovata in una scompaginata edizione de Le occasioni, edizione Mondadori 1949).

Quel "Tu non ricordi" mi tormenta da una vita.


lunedì 29 giugno 2015

cose nuove: edizioni (p)artigiane

Sta nascendo, anzi è già nato, un mio nuovo progetto che ha a che fare con i (p)artigiani della bellezza... Andate a dare un'occhiata!


edizioni (p)artigiane: work in progress: Ecco quindi che sta nascendo il primo progetto: si intitola ALBERI e contiene tre caviardage  che ho composto negli ultimi mesi. Qui...

venerdì 12 giugno 2015

l'occhio e il cuore

L'occhio ascolta il cuore
come è giusto.

(c) Adele Cammarata 2015/85
E ora è venuto il momento di godere del tempo, il tempo per crescere e per coltivare. E quindi mi sono messa immediatamente a leggere un minuscolo libretto che mi hanno regalato due cari amici qualche settimana fa: la Lettera agli artisti che Giovanni Paolo II scrisse nel 1999.
Ogni parola va assaporata, ma proprio per questo mi ha ispirato qualcosa... in questo periodo di vacanze mi riprometto di approfondire il rapporto tra arte e fede, e anche in particolare della tecnica che in questo momento prediligo, il caviardage. Spero che chi passa di qui voglia condividere con me le proprie riflessioni.
Nel frattempo ho scoperto che anche Benedetto XVI ha scritto un messaggio agli artisti nel 2009. Il suo testo si conclude così:

Voi siete custodi della bellezza; voi avete, grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità, di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano. Siate perciò grati dei doni ricevuti e pienamente consapevoli della grande responsabilità di comunicare la bellezza, di far comunicare nella bellezza e attraverso la bellezza! Siate anche voi, attraverso la vostra arte, annunciatori e testimoni di speranza per l’umanità! E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi, come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita! La fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre, li incoraggia a varcare la soglia e a contemplare con occhi affascinati e commossi la méta ultima e definitiva, il sole senza tramonto che illumina e fa bello il presente.

Tutto si è avverato
Lentamente,
passo passo,
si rivela la presenza

(c) Adele Cammarata 2015/110
(e c'è anche il mio dito colorato!)

martedì 5 maggio 2015

Dichiarazione Universale (in forma di benedizione)



Benedetto Dio che ti ha creato

Benedetto sia il tuo sguardo e la sua luce, 

benedetto sia il colore dei tuoi occhi, il tuo sorriso,
benedetto il suono della tua voce,
benedette le tue mani, le tue dita
benedetta la tua stretta
benedetta la curva delle orecchie
benedette le tue braccia
benedetto sia il tuo passo
benedetto il peso del tuo corpo

benedetta chi ti ha accolto
benedetto sia il tuo frutto
sii tu benedetto tutto

benedetto sia chi ami e chi ti ha amato
benedette le mani di chi ti ha messo al mondo
benedetto sia chi ti ha insegnato
benedetti siano i baci
benedetto ciò che sai e non taci
benedette le tue cicatrici

benedetto il nodo che ti rimane in gola
benedetto il tuo silenzio ed il tuo pianto
benedetto il riso, benedetto il canto
benedetto il tradimento ed il perdono
benedetto il tuo dolore
benedetta la paura
benedetta tutta la tua storia
benedetta sia la gioia
benedetto il lutto
sii tu benedetto tutto

benedetto sia ciò che benedici
benedetto il volo degli uccelli
benedetto il mare e le sue onde
benedette le vele, le sponde
benedetto sia il terreno
benedette queste foglie verdi contro il sole
benedette le radici, il tronco, i rami
benedetti siano i semi,
benedetta l’aria, benedetto il vento
benedetta sia la notte e ogni tuo giorno

benedette le stelle e tutto il firmamento
benedetto sia tutto ciò che dici
benedetto ogni tuo atto
sii tu benedetto tutto


benedetto il vino e l’acqua e il pane
benedetta la tua fame
benedetta la musica, l’anima, la vita
benedetti i versi che hai imparato
benedette le tue idee, benedetti gli ideali
benedetto ciò che senti
benedetti siano in te tutti gli uomini leali
benedetti i giochi fatti da bambino
benedetto chi ti è stato vicino
benedetto pure chi ti ha fatto male
benedetto sia il tuo cuore
benedetto il tuo coraggio
benedetto sia il tuo viaggio
benedetto ogni tuo progetto
sii tu benedetto tutto


benedetto sia il non detto
benedetto quello che non è stato
benedetto quello che non sarà
benedetta sia la verità
benedetto ciò che non ha nome, quel che ci lega
benedetto ciò che non si spiega

benedetto ogni tuo gesto
benedetto tutto il bene che hai donato
benedetto il sì ed il no
benedetta la pazienza
benedetta l’umiltà
benedetta la fiducia
benedetta sia la fedeltà
benedetta la tua casa, la tua sposa
benedetta la tua serenità
benedetto ciò che non aveva senso
benedetto ciò che non ti ha distrutto
sii tu benedetto tutto



sia benedetto tutto ciò che ami
e l’universo perché ti contiene
sia benedetto tutto.



concepito a Villa Malfitano, domenica 3 maggio 2015