venerdì 27 ottobre 2017

I suoni dei vivi

Dintra 'na conca sutta 'na muntagna
'ntra dù ciumi, unu amaru e l'autru duci,
cc'è un paiseddu ccu li strati 'n cruci
e tanticchia di virdi a la campagna;
'ntra ripa e ripa la terra siccagna
di centu rarità frutti produci,
di jornu fumichìa, di notti luci
e 'ntra li 'nterni sò chianci e si vagna.

Vincenzo De Simone

(da Bellarrosa terra amurusa, Siculorum Gymnasium, 1929)

martedì 18 luglio 2017

racconti nel vento

Dunque, sono sparita per una settimana... dov'ero?
A Levanzo!
E chi mi ci portava?
Il vento,
il vento che racconta le cose
e che spazza i pensieri...

Dall'anno scorso si svolge nel mese di luglio il Levanzo Community Fest e quest'anno il primo laboratorio era Vento io ti racconto, dal 9 al 15.
A lasciarci ispirare dal vento eravamo in sette: io, Antonella, Josefina, Lorenzo, Marcella, Rita e Viviana, ciascuno con la propria bellissima e variegata storia personale. Se non siamo volati via però, ciascuno perso nelle proprie idee e portato via dal maestrale, è grazie alla maga dei racconti Beatrice Monroy, che ci ha tenuti coi piedi per terra e ci ha fatto arrivare dove le nostre storie potevano raggiungere tutti, anche se il tempo è stato davvero troppo breve...
Siamo partiti dalla pineta di cala Minnola, passando per il tramonto ai Faraglioni, ma le storie che sono venute fuori parlano di tempi e luoghi lontani e vicinissimi, di miti eterni e di attualità, di tradizioni e di occhi che cambiano.
Un laboratorio nutriente e ricco di persone interessanti (posso dimenticare Caterina? e il piccolo Federico che mi ha insegnato a dare i nomi ai giochi con il mare? E il cuoco Pietro, coi baffi da pirata, del ristorante Romano che si è preso cura di me? e Nino Oliveri con le sue fantastiche foto? e Martino, collega dei miei genitori ritrovato in veste di esploratore? e poi altre persone fantastiche che ho avuto modo di conoscere solo per un "assaggio", come Ester e Maria Cucinotti...) che mi ha fatto comprendere tra le altre cose la vastità enorme della mia infinita ignoranza a cui proverò invano a porre rimedio :D

(ah, il mio racconto, per chi volesse curiosare, è qui)

Gli ultimi giorni non si possono raccontare facilmente. Dal racconto scritto siamo stati catapultati dentro il racconto orale da Mimmo Cuticchio (per il quale non ci sono definizioni adeguate!). Un'esperienza nell'esperienza, un incontro nell'incontro, che mi ha fatto tornare bambina tra le storie dei nonni e ci ha fatto viaggiare (perché "ogni storia è un viaggio"!) in territori noti e meno noti. Il suo cunto di venerdì, con Angelica che si perde nel bosco, ci ha trasportati in un luogo incantato, ma la parola incanto lo accompagna sempre, persino a pranzo!

Tutti insieme, accomunati dall'amore per le storie (che è amore per gli esseri umani) e dall'amore grandissimo e difficile per la nostra terra: più (p)artigiani della bellezza di così!

Una cosa in particolare mi porto appresso: l'ascolto attento della parola. Con la perdita della tradizione del cunto che per anni è stata relegata a cosa vecchia, abbiamo perso tanto: non solo in termini di memoria e di cultura, ma anche nell'abitudine all'ascolto. Che è una cosa importantissima e a cui ci si forma sin dalla culla. Sarebbe bello realizzare un progetto sul cunto per i bambini a scuola, proprio come attività di ascolto partecipato... chissà!

Perdonatemi, ma questa bellissima esperienza non so raccontarla meglio!!!
Vi lascio alle foto del luogo, che i volti delle persone li porterò con me sempre!

domenica 18 giugno 2017

Ci sono cose nel silenzio...

Entrare in un bosco è entrare in un'altra dimensione: un luogo e un tempo diversi, sospesi e misteriosi. Sarà forse per le ultime letture, ma pensavo alle fiabe di Pitré, agli animali che sono i veri proprietari di questi luoghi. Noi, gli intrusi. Ma anche noi siamo parte del paesaggio, con i nostri passi, il nostro suono, il nostro corpo.
Molte delle cose che esistono, noi non riusciamo neanche a percepirle. Molte delle cose che esistono, potremmo percepirle benissimo se solo imparassimo a fare un po' di silenzio. Per fortuna ogni tanto capita e succede che si scoprano sinfonie...


Ci sono cose che si possono documentare: suoni registrati, immagini, immagini in movimento. E poi c'è il cielo stellato sopra di noi. E quello bisogna guardarlo in diretta e non esistono parole capaci di dire che cosa sia.

domenica 21 maggio 2017

Alla scoperta di Danisinni

A Palermo c'è una piccola (diciamo microscopica) Matera. Basta scendere da una delle traverse di via dei Cipressi e, nascosta in quello che apparentemente è un vicolo cieco, c'è una scala che porta a Danisinni.
Questo e molto altro della passeggiata di ieri, in cui abbiamo incontrato tanti (p)artigiani, ve lo racconto qui. Buona lettura!

domenica 14 maggio 2017

sabato 15 aprile 2017

sabato 4 marzo 2017

Candele

Sono tempi duri: difficile scorgere la bellezza in un mondo che sta diventando sempre più disumano.
Eppure.
Eppure, come diceva qualcuno, l'unica cosa buona che puoi fare in mezzo al buio è accendere un fiammifero.

Qualche giorno fa con la mia classe abbiamo incontrato una persona che ha acceso un cero nel bel mezzo dell'oscurità, divenendo dunque per me (p)artigiana della bellezza sul campo: Annalisa Strada.

Ci ha raccontato due dei suoi libri, ma come ogni raccontatrice di storie che si rispetti, ne ha suscitate molte di più.
La prima di cui ci ha parlato è quella di Emanuela Loi, di cui ha scritto nel libro Io, Emanuela . A me e alle mie colleghe, che avevamo più o meno 18-20 anni nel 1992, ed eravamo a Palermo, questo racconto apre ferite che stentano a chiudersi, per ovvi motivi. Personalmente, ho molto apprezzato il fatto che non ci sia un filo di retorica in questa narrazione, anche perché risuona quel dolore sordo e lancinante allo stesso tempo che ha le parole di un'altra donna (lo Stato... lo Stato). Ma forse ancora più bello è stato il modo in cui Annalisa Strada ci ha raccontato la sua chiave di scrittura: chi gliel'ha fornita è un altro scrittore, Gabriele Romagnoli, nel suo libro Solo bagaglio a mano. Chi viaggia in aereo, impara prima o poi l'arte di preparare il bagaglio a mano. E impara - a proprie spese - che è una questione di scelte. Proprio come la vita. Tutta la nostra vita è fatta di scelte.
Anche quella di Emanuela Loi, esattamente come quella di ognuno di noi.
Ma, apparentemente, molte cose della sua vita, Emanuela non le ha scelte: chiamiamolo caso, destino, fatalità. Esattamente come accade a ciascuno di noi. Voleva fare la maestra, ma si è ritrovata a tentare il concorso in polizia per far compagnia alla sorella. Nella graduatoria, si era qualificata tra i primi, mentre la sorella si era ritrovata più in basso.
E allora? Un ripiego? No. Per tutta la vita, o almeno per buona parte di essa, Emanuela ha trasformato quello che sembrava un imprevisto, un inciampo, in una opportunità. Voleva fare la maestra per prendersi cura dei bambini: anche in polizia avrebbe potuto farlo. Era riuscita a trovare un senso alla nuova strada, imprevista, che la vita le poneva davanti.
Tanti altri imprevisti erano accaduti. (A lei come anche agli altri agenti della scorta). E per la maggior parte delle volte, Emanuela aveva scelto di accoglierli come opportunità.
Ogni volta, con la sua scelta di fare ciò che doveva fare, Emanuela ha contribuito a rendere un po' migliore il suo mondo. Che era l'unica cosa che poteva e doveva fare.
Difficile raccontare la fine di questa storia. Lo si può fare soltanto se si è convinti che non è la fine.
E qui Annalisa Strada ha chiesto ai bambini se secondo loro le cose avrebbero potuto andare diversamente.
Se Emanuela fosse rimasta qualche altro giorno in convalescenza...
Se non l'avessero assegnata al servizio scorte...
Se chi ha azionato l'autobomba, quel maledetto 19 luglio, avesse avuto un rigurgito di coscienza...

Ecco. Se avessi scelto la via del bene, invece di quella del male.

E a questo punto, inizierò a parlare della seconda storia che Annalisa Strada ci ha raccontato e di cui ha scritto, con il marito Gianluigi Spini, nel libro Il rogo di Stazzema.
La storia dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema è tristemente nota (anche se ho scoperto che molti ancora non la conoscono).
Ma anche nell'orrore indicibile di quei giorni, inimmaginabile da raccontare a dei ragazzini di oggi, si accese, quasi impercettibile una luce. Quei giorni furono in realtà fatti ferro e fuoco, e appare paradossale che tutto quel fuoco possa contenere un abisso infernale.
Eppure.
Eppure c'è la storia - vera - di Enio Mancini e della sua famiglia. La storia di come davvero ognuno di noi, con le proprie scelte di ogni giorno, può cambiare il proprio mondo. E qualche volta anche quello degli altri.
Così un gesto gentile, forse istintivo in chi è abituato a scegliere la gentilezza e a scorgere l'umanità anche negli occhi di chi in quel momento ti punta un mitra contro, segna il discrimine tra la vita e la morte. Quel soldato col mitra puntato è anche un ragazzo di sedici anni. E in quel momento compie una scelta: disobbedire. Non è facile per un soldato disobbedire. Un soldato non può e non deve disobbedire. O forse sì.
La sua disobbedienza salvò sei vite. Anzi sette. Perché sicuramente salvò anche la sua.

Ogni incontro che sia vero non esaurisce nel breve tempo trascorso insieme, ma continua a parlare dentro di noi. Giovedì scorso Annalisa Strada ha acceso diverse candele. E noi abbiamo visto con i nostri occhi a cosa può servire scegliere di raccontare storie.

Grazie, Annalisa, perché ci hai ricordato cosa vuol dire essere umani.